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Io sono
questa carne che invecchia,
la tragedia della sua ignoranza;
l'ansietà di qualche possibile,
le povere voglie d'un cuore.
Troppo freddo m'ha morso le mani,
troppi sbadigli di specchi
corroso il mio fantasma,
e in alto, così in alto
la fiamma della bellezza ho posto
che i corpi che m'hanno accompagnato
insieme ai sogni ho dissolto.
Ora cruda mi pesa
sulle spalle la luce, m'acceca
nel vento la polvere, cancella
con furia le mie orme. Eppure
basta una musica a sollevarmi ancora,
fuori dal cerchio chiuso del destino,
lassù, dove vive e regna la visione:
là dove ride l'anima, piange
come un bambino.